Slide e presentazioni
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Riepilogo in 30 secondi
- Una buona presentazione non è un documento proiettato. Il default dell’IA produce slide piene di testo: ti serve l’istruzione giusta per ribaltarlo.
- Dal report alla scaletta: “filo narrativo in N slide, una idea per slide, massimo 30 parole a slide”. Istruzione rigida, risultato usabile; senza vincoli, l’IA parafrasa il documento e tu finisci a leggerlo in proiezione.
- Bullet asciutti: vincolo esplicito, “massimo 4-6 bullet da massimo 10 parole, senza verbi alla terza persona”. Senza il vincolo parte l’inflazione verbale.
- Speaker notes: il testo che dirai a voce mentre la slide è proiettata. Le usi per prepararti, non per leggerle.
- Cosa NON chiedere: design grafico, colori, animazioni, font, template. Lì serve il tool di slide (PowerPoint, Keynote, Google Slides) o un designer.
Una buona presentazione non è un documento proiettato. Chi apre una slide piena di parole fa una scelta implicita: chi guarda deve o leggere, o ascoltare, ma non entrambe le cose. In quasi tutti i casi smette di ascoltare e legge, male. Le slide fatte bene sostengono quello che dici, non lo duplicano.
Con l’IA si sbaglia in un modo specifico: chiedi “fammi le slide del report” e l’IA parafrasa il documento in paragrafi rimpiccioliti. Ottieni un file PowerPoint ma hai perso la funzione delle slide. Il rimedio non è cambiare tono, è cambiare istruzione: dirle cosa non deve fare (parafrasare, scrivere paragrafi, usare verbi lunghi) e cosa vuoi (una idea per slide, parole contate). Il resto (disegno, colori, template) resta fuori: l’IA lì non ha quello che serve.
Dal documento alla scaletta
Sezione intitolata “Dal documento alla scaletta”Il punto di partenza più frequente è un report o un documento lungo che devi presentare. Tentazione numero uno: copia-incolla di pezzi del documento nelle slide. Tentazione numero due: chiedere all’IA “fai le slide da questo”. Tutte e due producono slide piene di testo, perché il documento di partenza era fatto per essere letto, non proiettato.
Il prompt che rompe il pattern è rigido: “estrai da questo testo il filo narrativo in dieci slide, una idea per slide, massimo 30 parole a slide. Per ogni slide dammi titolo breve (massimo sei parole) e da due a quattro bullet. Niente paragrafi.” Tre vincoli in fila (numero di slide, parole totali, niente paragrafi) forzano la sintesi. Quello che ottieni è la struttura narrativa del tuo documento, non il documento rimpicciolito.
Due decisioni stanno fuori dal prompt e le prendi tu. Quante slide: dipende dal tempo di presentazione, non dalla lunghezza del documento. Regola comoda, circa una slide al minuto per una presentazione discorsiva da 15-20 minuti, meno se il pubblico vuole discutere, di più per slide di dati. E cosa passare in input: se il documento è lungo (oltre le cinque o sei pagine), non incollarlo tutto. Riassumilo prima (il pattern di Riassumere un documento lungo) o estrai le sezioni chiave, e dai all’IA solo quelle. Un documento intero costringe l’IA a riempire più di quello che serve, e la scaletta che esce è diluita.
Il numero 30 non è magico, ma è utile: tiene la slide leggibile da cinque metri di distanza e obbliga a sintetizzare. Puoi muoverlo tra 20 e 40 a seconda della densità (meno per un pitch, più per slide tecniche). Sotto le 20 diventa criptico, sopra le 40 diventa un documento travestito.
“Una idea per slide” è il vincolo che fa il lavoro più importante. Senza quello, l’IA impacchetta tre concetti nella stessa slide per risparmiare sul totale, ma la slide non è uno strumento di efficienza, è uno strumento di attenzione. Una cosa alla volta.
Dopo aver letto la scaletta, la critichi con lo stesso gesto di Bozze di documenti professionali: togli le slide che non aggiungono niente, riordini, inserisci quella mancante. Dieci slide proposte diventano spesso sette o otto dopo il taglio, e sono le giuste.
Bullet asciutti
Sezione intitolata “Bullet asciutti”La scaletta dà il titolo e due o quattro bullet per slide. Il passo dopo è renderli leggibili in proiezione. Qui l’IA sbaglia nel modo opposto del resto della lezione: scrive troppo. Bullet di 15-20 parole, verbi impersonali in terza persona, paralleli tra frasi (“è stato osservato che…”, “si rileva come…”, “è emerso che…”). Sono paragrafi tagliati in bastoncini, non bullet.
Il prompt che funziona è restrittivo e numerico: “riscrivi questi bullet come massimo quattro bullet di massimo dieci parole ciascuno, senza verbi alla terza persona, stile telegrafico. Cifre e nomi propri restano; il resto va asciugato.” I due vincoli (numero, lunghezza) sono non negoziabili; lo stile (“telegrafico”) dà la direzione; la nota sulle cifre protegge i dati dalla parafrasi. Il “senza verbi alla terza persona” è il vincolo che fa più lavoro: togliendo l’impersonale (“è stato osservato”, “si rileva”) il paragrafo crolla nelle sue parti essenziali, che sono cifre e nomi, cioè quello che deve stare sulla slide.
Se il risultato è ancora lungo, secondo giro: “più corti: massimo sei parole a bullet. Può spezzarsi in due bullet se serve.” Due cicli arrivano quasi sempre dove vuoi.
Un test veloce: leggi ad alta voce il bullet e conta le parole con le dita. Se arrivi a dieci prima di esaurire la frase, è lungo. Se puoi dirlo in un respiro solo, è a posto.
Speaker notes
Sezione intitolata “Speaker notes”Il bullet fissa l’idea; le parole che dici ad alta voce sono altre. In PowerPoint, Keynote e Google Slides c’è un campo speaker notes sotto ogni slide: è lì che scrivi quello che dirai mentre la slide è proiettata. Chi guarda non lo vede; tu sì, se vuoi.
L’IA le scrive bene se le passi i bullet della slide e il contesto di chi ascolta: “per la slide con questi bullet, dammi due-tre frasi di speaker notes. Pubblico: [CEO / team tecnico / cliente esterno]. Tono: [più formale / più diretto]. Niente ripetizione parola per parola dei bullet.” Si passa una slide alla volta, non l’intera scaletta in un colpo: il pattern è lo stesso di Bozze di documenti professionali, chiedere tutto insieme diluisce la qualità.
L’ultimo vincolo è quello che fa la differenza. Senza, l’IA ti scrive quello che sta scritto nel bullet, con qualche parola in più. Inutile: in proiezione, dire ad alta voce quello che è scritto è la cosa che più svuota una presentazione. Le speaker notes servono per dire altro: il perché di quel dato, l’aneddoto, la transizione verso la slide successiva.
Le usi per prepararti, non per leggerle. Se a presentare arrivi leggendo le note parola per parola, hai bisogno di uno script vero, non di speaker notes, e probabilmente di un pubblico più piccolo o di una call registrata senza audience. Quasi mai è il caso: meglio prepararsi a voce e portarle come rete di sicurezza.
Un esempio concreto
Sezione intitolata “Un esempio concreto”Hai un paragrafo del tuo report Q2 che vuoi trasformare in una slide “Risultati Q2”:
Nel secondo trimestre abbiamo registrato ricavi di 1,2 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto al primo trimestre ma ancora sotto il budget annuale del 5%. I progetti consegnati sono stati 23, in linea con il Q1. Le ore oltre preventivo sono salite del 18%, soprattutto sul cliente Alfa.
Il prompt generico (“fammi i bullet per la slide”) produce bullet lunghi che riparafrasano il testo:
- Nel Q2 abbiamo raggiunto ricavi pari a 1,2 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto al primo trimestre
- Il risultato è ancora inferiore al budget annuale, con uno scarto del 5%
- I progetti consegnati nel trimestre sono stati 23, in linea con il Q1
- Le ore sforate sul preventivo sono aumentate del 18%, soprattutto sul cliente Alfa
Stesso testo, solo spezzato. Non serve. Cambia prompt:
Stesso contenuto, metà parole, slide leggibile in tre secondi. La narrazione la porti tu a voce: “siamo cresciuti del 12% ma ancora sotto budget; i progetti restano in linea ma le ore sforate crescono, e il peso è quasi tutto su un solo cliente.” Questo è quello che va nelle speaker notes, non nei bullet.
Cosa NON chiedere all’IA
Sezione intitolata “Cosa NON chiedere all’IA”Design grafico e scelta colori. Un prompt tipo “che palette userei per slide corporate di un’azienda di consulenza?” ti dà consigli generici che non hanno niente a che vedere con il tuo template. Il tuo brand ha già una palette; se non ce l’ha, serve un designer, non un’IA. Pochi secondi di ragionamento tuo sul template che usi di solito valgono più di qualunque risposta generica.
Animazioni e transizioni. Stesso discorso, aggravato. Le animazioni servono raramente (quasi mai), e quando servono dipendono dalla slide specifica. L’IA ti suggerirà “fade in del bullet uno per uno” anche quando peggiora la presentazione. Regola pratica: se non hai un motivo narrativo preciso per animare, non animare.
Font. Il font è deciso dal template della tua azienda, o dal template che scegli in PowerPoint/Keynote. L’IA non lo sa e te ne suggerirà uno qualunque. Salta questa domanda.
In generale, se la domanda inizia con “che aspetto dovrebbe avere…”, stai chiedendo la cosa sbagliata. L’IA è forte sul contenuto, debole sulla forma visiva. Per il design, il tool dedicato.
Se non hai nessun template aziendale (freelance, realtà piccole, primo deck di sempre), parti da un template pronto di PowerPoint, Keynote o Google Slides, non da un “suggerimento estetico” dell’IA. Quei template sono stati progettati da grafici veri e sono un punto di partenza migliore di qualunque palette generica.
Cosa viene dopo
Sezione intitolata “Cosa viene dopo”Dalle slide si passa spesso ai numeri: fogli di calcolo, CSV, piccole analisi. La prossima lezione, Lavorare con dati e tabelle, apre quel capitolo con un occhio particolare alla privacy dei dati aziendali.