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Ma cos'è l'IA?
~ min di lettura
📋Riepilogo in 30 secondi
“IA” è un’etichetta generica. Qui significa quasi sempre IA conversazionali: ChatGPT, Claude, Gemini.
Due famiglie da non confondere: IA specializzata (spam filter, Siri) e IA che conversa.
Non “pensa”, non è “sempre giusta”, non “vuole” niente, non è magica.
Versione gratis = freemium, come Spotify: il conto lo pagano abbonamenti a pagamento e investitori.
Quando oggi sentiamo “intelligenza artificiale” parliamo di programmi capaci
di fare cose che prima richiedevano una persona: capire un testo, riconoscere
una voce, suggerirti la prossima parola mentre scrivi un messaggio, rispondere
a una domanda. Non è una sola tecnologia, è un’etichetta che mette insieme
cose molto diverse fra loro.
Negli ultimi anni “IA” è diventato per quasi tutti sinonimo di un tipo
specifico: quelle con cui puoi conversare, di solito scrivendo, come
ChatGPT, Claude, Gemini.
Ti interessa capirla perché è già nelle tue tasche. Quando il telefono ti
completa una parola mentre scrivi un messaggio, quando Google Maps ti
suggerisce un percorso “più veloce di tre minuti”, quando Netflix ti propone
il prossimo film, quando lo spam finisce nel cestino senza che tu lo sposti:
dietro c’è qualche forma di IA. La maggior parte sono cose noiose ma utili
che ti hanno fatto risparmiare tempo per anni.
Tutto questo prima dell’arrivo di ChatGPT, che alla fine del 2022 è
diventato il primo prodotto di IA con cui chiunque, senza preparazione, può
fare una conversazione vera su qualsiasi argomento. È stato il momento in
cui l’IA è uscita dai laboratori di ricerca ed è arrivata nelle mani di tutti.
Quando qualcuno dice “IA” in un contesto pratico, di solito intende una di
queste due cose:
IA che fa una cosa sola, bene. Il filtro antispam dell’email, il
riconoscimento vocale di Siri o Alexa, l’autocompletamento della tastiera,
le foto che riconoscono i visi. Esistono da anni e ti aiutano in modi che
ormai non noti più. Ognuna è specializzata: Siri ti capisce quando le
chiedi di mettere un timer ma non sa scriverti una poesia, il filtro
antispam non sa parlarti, l’autocompletamento non sa cosa siano i tuoi
contatti.
IA che parla (conversazionali). ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot e
simili. Sono quelle nate negli ultimi anni e che hanno fatto rumore.
Quando il giornale scrive “IA”, quasi sempre parla di queste.
In questa guida ci concentriamo sulla seconda. Il motivo è che è la categoria
che ha cambiato di più cosa puoi fare tu, oggi, senza essere uno
sviluppatore: chiedere informazioni, farti aiutare a scrivere, riassumere
documenti, imparare cose nuove al tuo ritmo.
L’IA è circondata da fraintendimenti, alcuni vengono dai film, altri dai
titoli sensazionalistici. Ti tolgo di mezzo i quattro più comuni.
Non “pensa” come una persona. Non ha esperienze proprie. Di base ogni
conversazione parte da zero, anche se le hai parlato ieri (alcuni prodotti
aggiungono una funzione Funzione opzionale di alcuni prodotti che permette all'IA di ricordare cose fra una chat e l'altra. Per default invece ogni nuova conversazione parte da zero. opzionale, di cui parleremo più avanti).
Quando suona convincente, sta lavorando in modo molto diverso dal tuo
cervello.
Non è “sempre giusta”. Può sbagliare e può inventare cose, e quando lo
fa lo fa con la stessa sicurezza di quando dice cose vere. Riconoscere
quando sta sbagliando è una delle cose che ti porterai a casa da questo
manuale.
Non “vuole” niente. Non ha desideri né intenzioni. Risponde a quello
che le scrivi. Non ti sta giudicando, non ha piani su di te. (Diverso il
discorso “ma quello che scrivo dove va?”: riguarda l’azienda dietro l’IA,
non l’IA stessa, e lo trattiamo in una lezione dedicata.)
Non è magica. È un programma molto sofisticato, fatto da persone, con
limiti e costi reali (per chi lo fa funzionare).