Mette in grassetto l'inizio di ogni parola, per scorrere il testo più in fretta.
Tema
Lingua
App
Scegliere il modello
~ min di lettura
📋Riepilogo in 30 secondi
Non c’è un modello “migliore” in assoluto: c’è quello giusto per il tuo vincolo. E i vincoli cambiano da progetto a progetto.
Le classifiche invecchiano in fretta, un modello nuovo esce ogni mese. La competenza che dura è saper decidere sugli assi giusti, non ricordare chi è primo oggi.
Gli assi che contano: capacità richiesta dal compito, costo, velocità, finestra di contesto, modalità (testo/immagini/audio), controllo sui dati, incastro col resto del tuo stack.
Regola di partenza: parti da un modello di fascia media, scendi a uno più economico dove la qualità regge, sali a uno di punta solo dove serve.
I modelli open non sono “gratis”: non paghi la licenza ma paghi l’hardware o l’hosting. Convengono per controllo dei dati, scala, o personalizzazione.
Non esiste un modello migliore in assoluto: esiste quello giusto per
quello che devi fare, con i vincoli che hai. È una frase che suona ovvia
e che
quasi nessuno applica: la domanda più comune (“qual è il più forte?”)
parte già dal piede sbagliato. Un compito di classificazione non ha
bisogno del modello più potente sul mercato, ha bisogno del più
economico che ci azzecca. Questa lezione non ti dice quale modello
scegliere: ti dà gli assi su cui decidere, che restano validi anche
quando esce quello nuovo il mese prossimo.
Tre grandi fornitori chiusi, più il mondo dei modelli aperti. Claude
(Anthropic), GPT (OpenAI) e Gemini (Google) sono le tre famiglie
chiuse principali. Le raggiungi via API, sono vicine sulla fascia alta e
si superano a vicenda a ogni versione. Per questo fissare qui una
classifica sarebbe inutile: sarebbe già vecchia quando la leggi.
Accanto ci sono i modelli open weight (a pesi aperti): Llama di
Meta, Mistral, Qwen e altri. “A pesi aperti” vuol dire che i pesi del
modello sono scaricabili e lo puoi far girare dove vuoi, sul tuo
hardware o su un servizio che lo ospita. Ti danno controllo al prezzo di
gestirteli.
Scegliere una famiglia per tifo (perché “Claude è il migliore” o “uso
solo OpenAI”) è il modo più veloce per legarti a una scelta che
invecchia. Meglio decidere sugli assi che seguono.
Quando i tre sono così vicini, a decidere sono due cose concrete.
Contano dove hai già l’infrastruttura e come se la cava ciascuno su un
caso che hai misurato tu. Non c’è un vincitore assoluto da nominare.
Capacità richiesta dal compito. È il primo filtro. I modelli di
punta servono per il ragionamento complesso, il codice difficile, i
compiti ambigui. Per classificare, estrarre campi, fare da instradamento
tra un caso e l’altro, un modello piccolo e veloce costa una frazione e
basta e avanza. L’errore comune è usare il modello più potente per
tutto: paghi dieci volte tanto per un lavoro che il piccolo faceva bene.
Costo. Si paga per token in ingresso e per token in uscita. Lo
spread fra un modello di punta e uno piccolo è enorme, spesso dieci o
venti volte. Sulle prove non lo noti. Su volumi seri diventa la voce di
bilancio che decide se il progetto sta in piedi. Come stimarlo e ridurlo
è il tema di Costi e prompt caching.
Velocità. Un assistente con cui l’utente interagisce dal vivo ha
bisogno di risposte rapide; un job che gira di notte no. I modelli
piccoli sono più veloci oltre che più economici, quindi spesso il
vincolo di latenza e quello di costo spingono nella stessa direzione.
Finestra di contesto. Quanto testo ci sta in una singola chiamata.
Se devi passare documenti lunghi, o rimandare conversazioni molto
lunghe, è un vincolo concreto. È l’oggetto della prossima lezione, Il
contesto in token.
Modalità. Solo testo, o anche immagini, audio, PDF in ingresso? Se
il tuo caso ha foto, scansioni o registrazioni, ti serve un modello
multimodale, e non tutti lo sono allo stesso livello.
Controllo sui dati. Dove passano i tuoi dati, in quale regione, con
quali garanzie che non vengano usati per l’allenamento. Per dati
sensibili o regolati questo asse può spingerti verso un piano business o
verso un modello open ospitato da te. Ci torna Privacy e dati nelle
API.
Incastro con lo stack. Gli SDK disponibili, il supporto a tool use e
output strutturato, e la piattaforma su cui sei già. I tre grandi si
raggiungono anche tramite i cloud principali: OpenAI su Azure, Claude su
AWS Bedrock, Gemini su Google Vertex. Se la tua infrastruttura è già lì,
è un punto a favore concreto.
Se non sai da dove iniziare: parti da un modello di fascia media di uno
dei fornitori, fallo funzionare, poi ottimizza. Come riconosci la fascia
media quando i nomi cambiano ogni mese? Il segnale affidabile è il
prezzo per token. Ogni fornitore pubblica di solito un modello di punta,
uno intermedio e uno piccolo, e il prezzo li ordina meglio del nome.
Dove la qualità regge, scendi a un modello più economico e verifica che
il risultato tenga. «Regge» non è un giudizio a occhio. Fissi una soglia
sul tuo caso (per esempio il 95% di risposte accettabili su esempi tuoi)
e scendi solo se il modello piccolo la raggiunge. Dove non regge, sali a
uno di punta solo per quel pezzo.
Spesso un sistema reale usa due modelli: uno piccolo per il lavoro di
volume, uno grande per i casi difficili. A instradare ci pensi tu: una
regola sul tipo di compito, oppure il modello piccolo che segnala quando
non è sicuro e passa al grande. La scelta del modello è una taratura che
fai nel tempo, misurando i risultati, più che una decisione presa una
volta all’inizio.
I benchmark pubblici sono un indizio debole per il tuo caso. Misurano
compiti generici e standardizzati; il tuo compito è specifico. Un modello
che vince su una classifica può perdere sui tuoi dati, e viceversa.
L’unico test che conta è farli girare sul tuo caso reale con cinque o
dieci esempi tuoi, e confrontare i risultati. Come si mette in piedi un
confronto del genere in modo serio è il tema di Evals.
Hai un modo per scegliere il modello e per chiamarlo. Il limite pratico
che incontri subito dopo è quanto gli puoi dare in pasto: la finestra di
contesto, misurata in token. È l’argomento di Il contesto in token.